La scuola di Atene

La scuola di Atene

venerdì 11 settembre 2015

L'AMOR CORTESE

LA LETTERATURA DELLE ORIGINI
http://online.scuola.zanichelli.it/letterautori/files/2012/05/LetterAutori_Letteratura-origini.pdf


LANCILLOTTO E GINEVRA

LA POESIA PROVENZALE Perché la poesia medievale parla d'amore?
a) L'amore, esaminato in tutte le sue sfaccettature (innamoramento, tradimento, nostalgia, discidium), sin dai tempi di Omero, Saffo e Catullo è stato oggetto del canto poetico.
      La poesia, poi, è l'espressione del sentimento, dell'indagine interiore e il sentimento d'amore, in tutte le sue sfumature, è quello che consente alla dimensione soggettiva di emergere più chiaramente.
b) L'amore inoltre,, nella cornice di inaccessibili castelli, rappresenta la dimensione del sogno, un rifugio necessario a trovare riparo rispetto a una realtà inappagante, fatta di guerra e povertà per i cavalieri.
d) Il servitium amoris è la maniera più semplice  ed esemplificativa per parlare dell'organizzazione dei rapporti interpersonali in età feudale: fedeltà, abnegazione nel servizio, desiderio di ricompensa sono le tappe amorose, e nello stesso tempo sociali, che il cavaliere deve affrontare per ottenere considerazione.


L’AMOR CORTESE
La donna è un essere sublime e irraggiungibile, degno di venerazione.
L’uomo si pone in atteggiamento d’inferiorità rispetto alla donna amata,
presentandosi come suo umile servitore;
la sua sottomissione e obbedienza sono totali (servitium amoris).



Amor cortese e società feudale 

L’amor cortese è la trascrizione metaforica dell’omaggio feudale.
Viene riprodotto perfino il linguaggio:
il trovatore si rivolge all’amata con l’appellativo di midons
derivato da meus dominus, mio signore.
All'immagine della donna creata dalla Chiesa,
(donna-danno, secondo una tradizione misogina
già viva nella cultura giudaica e in quella greco-romana
e che aveva nella triade Eva, Pandora a Elena
un’incarnazione dimostrativa) 
subentra quella creata dall'aristocrazia cavalleresca
e il rapporto d'amore si modella su quello vassallatico.




In bene avanzo ogni giorno e m’affino
perché servo ed onoro la più bella
del mondo (…).
Tanto l’amo di cuore e la desidero,
che per troppo desìo temo di perderla,
se perdere si può per molto amare. (…)
Ma per l’affanno ch’io soffro
dall’amarla non mi distolgo,
bench’ella mi costringa a solitudine.
    Arnaut Daniel


- Nella sua totale devozione, l’amante chiede in cambio dei suoi servigi un privilegium, un beneficium (un saluto, uno sguardo).
- L’amore è perpetuamente inappagato (anche perché spesso la dama è coniugata).
- Non si tratta di un amore spirituale, ma sensuale.
- L’amore è irraggiungibilela sua impossibilità genera sofferenza, tormento perpetuo, ma anche gioia, e pienezza vitale.
-  Si tratta di un amore adultero.
Come teorizza Andrea Cappellano nel De amore, nel rapporto coniugale non può esistere amore sincero.
Il matrimonio è un puro e semplice contratto stipulato per mere ragioni patrimoniali e dinastiche, in cui il sentimento non ha parte alcuna.
Il carattere adultero dell’amore esige il segreto, che tuteli l’onore della donna, mai nominata direttamente dai poeti: al suo nome si allude solo con pseudonimi (senhal), per timore dei "malparlieri”.



Le radici sociali dell’amor cortese,
che implica una rivalutazione della figura femminile,
va cercata nell’ansia di riscatto sociale
e di integrazione dei cavalieri poveri.
Estromessi dall’asse ereditario perché cadetti,
impoveriti per mancanza di guerre
in un periodo di rafforzamento
del potere centrale della monarchia francese,
i cavalieri vivono il passaggio dall’etica feudale della guerra
a quella dell’amore,
con il conseguente cambiamento del codice dei valori:
non solo ardimento e prodezza nelle armi,
ma qualità morali e nobiltà d’animo ora decretano il successo.


Il carattere personale delle virtù cortesi non è semplicemente dato per natura
e neanche acquisito semplicemente con la nascita,
(...)
adesso oltre alla nascita è necessaria anche l'educazione per innestarle

e l'esercizio continuo e volontario per affermarle.

E. Auerbach, Mimesis



   Il cavaliere cerca protezione e prestigio nella corte
cantando l’amore per la dama,
spesso sola a corte per l’assenza del castellano,
impegnato in guerre lontane,
e perciò detentrice di un ruolo di guida nel feudo.
Si rinnova il ruolo del  cavaliere
che diventa cortese - impegnato alla conquista della donna amata
e spinto all’azione da moventi individuali - e anche poeta. 
Il cavaliere-poeta sostituisce il poeta-chierico,
come i temi amorosi si sovrappongono a quelli religiosi.



 Si verificano una laicizzazione dei temi e una sacralizzazione dell’amore
 che diventa una religione, con i suoi riti:
la donna è un’icona sacra verso cui il cavaliere innamorato si genuflette,
pronto a immolarsi fino al sacrificio di sé; Lancillotto ne è un esempio.
 Risulta evidente la discrasia tra la dimensione sacra del teocentrismo medievale
e i temi profani della poesia erotica cortese.
Si tratta di un contrasto che presto esploderà
dando vita a nuove forme poetiche (lo Stilnovo).







I comandamenti dell'amore

Ricordati di evitare soprattutto le menzogne.
Nel dare e nel ricevere piaceri d'amore
mai deve mancare il senso del pudore.
Sii sempre cortese e civile.
Nei piaceri d'amore non sopraffare mai la volontà dell'amante.

A. Cappellano, De amore



LA CORTESIA
http://www.letteratura.rai.it/articoli/cavalleria-la-cultura-cortese/1103/default.aspx


Ho il cuore così pieno di gioia
che tutto mi disnatura;
fiore bianco, vermiglio e giallo
mi pare la gelata,
e col vento e con la pioggia
cresce la mia felicità:
così il mio pregio sale e cresce
 e il mio canto è migliore;
tanto amore ho nel cuore
tanta gioia e dolcezza,
che il gelo mi sembra fiore
e la neve verzura.
(Beranrt de Ventadorn, in Poesia dell'età cortese, Nuova Accademia , Milano)


La poesia cortese e cavalleresca non ha scoperto l’amore, ma gli ha dato un nuovo significato. [...]
Ciò che contraddistingue la poesia cavalleresca nei confronti dell’antichità e dell’alto Medioevo è soprattutto il fatto che l’amore, per quanto spiritualizzato, conserva il suo carattere sensuale ed erotico; e proprio in quanto tale opera la rinascita della personalità morale.
Nuovo, nella poesia cavalleresca, è il culto consapevole dell’amore, il senso che l’amore va protetto e alimentato; nuova è la credenza che l’amore sia la fonte di ogni bontà e bellezza e che ogni atto turpe, ogni bassa inclinazione sia un tradimento verso l’amata. Nuovo è l’intimo e dolce affetto, la pia devozione, che l’amante prova in ogni pensiero per la sua donna; nuova l’infinita, inappagata e inappagabile, perché illimitata, sete d’amore. Nuova è la felicità dell’amore, che è indipendente dalla soddisfazione del desiderio e resta suprema beatitudine anche nel più duro insuccesso. Nuovo infine è l’intenerimento e la femminilizzazione dell’uomo innamorato. Già il fatto che l’uomo faccia la parte del corteggiatore capovolge il primitivo rapporto fra i sessi. Le età arcaiche ed eroiche, in cui bottini di schiave e ratti di fanciulle sono all’ordine del giorno, ignorano il corteggiamento. 

Arnold Hauser L’amor cortese: dame e cavalieri da Storia Sociale dell’arte, vol. I, Einaudi, Torino, 1971





La teoria e la pratica dell'amor cortese ebbero il merito di contribuire a dirozzare il comportamento maschile, fondando un modello di rapporto fra sesso maschile e femminile (per esempio il corteggiamento), che è arrivato fino ad oggi.





VITA DA STREGA!



LA SCUOLA SICILIANA




LA PARODIA DELL'AMOR CORTESE: ROSA FRESCA AULENTISSIMA








DARIO FO: CIELO D'ALCAMO E "IL NOME DELLA ROSA"

giovedì 10 settembre 2015

LAPIS NIGER

http://www.romanoimpero.com/2010/06/lapis-niger.html

L'iscrizione

L'iscrizione del cippo mutilo a forma piramidale è scritta in un alfabeto latino arcaico , cioè coi caratteri alfabetici di derivazione greco-etrusca, con andamento bustrofedico (alternativamente, da sinistra a destra e da destra a sinistra, come si muovono i buoi quando arano il campo):
« QUOI HON [...] / [...] SAKROS ES / ED SORD [...]
[...] OKA FHAS / RECEI IO [...] / [...] EVAM / QUOS RE[...]
[...]KALATO / REM HAB[...] / [...]TOD IOUXMEN / TA KAPIAD OTAV[...]
[...]M ITER PE[...] / [...]M QUOI HA / VELOD NEQV[...] /[...]IOD IOUESTOD
LOVQVIOD QO[...]
 »
(Una delle possibili trascrizioni)
Si tratta di una prescrizione di carattere religioso, forse un divieto di passaggio sul luogo, pena altrimenti la consacrazione agli dèi inferi (SAKROS ESED, vi si legge, cioè SACER SIT).
Il testo risulta di ardua comprensione. È utile riportare la sua versione in latino classico:
« QUI HUNC[...] SACER SIT[...] REGI
CALATOREM[...] IUMENTA
CAPIAT[...] IUSTO
 »
Si ritiene che il testo possa essere (parzialmente) integrato nel seguente modo:
(LA)
« QUI HUNC (LOCUM VIOLAVERIT) SACER SIT [...] REGI
CALATOREM [...] IUMENTA CAPIAT[...] IUSTO
 »
(IT)
« Chi violerà questo luogo sia maledetto [...] al re
l'araldo [...] prenda il bestiame [...] giusto »




















domenica 6 settembre 2015

La scuola ... in poche parole!

SCUOLA
La parola scuola viene dal greco scholé, che i latini traducevano con il termine otium, cioé "tempo libero".
Quindi la scuola è il luogo in cui la maggior parte dei giovani trascorre il proprio tempo libero! Bisogna, però, dare un senso preciso alle parole: non si parla, certo, del tempo libero inteso come residuale rispetto ad altre occupazioni ritenute più importanti (palestra, chat, videogames), ma  si tratta, piuttosto, del tempo migliore da dedicare a se stessi.
Quello trascorso a scuola è il tempo dell'autenticità, è il momento in cui ogni ragazzo può veramente pensare a se stesso, a quello che vorrà essere; la scuola è il tempo/spazio in cui ognuno individua le strategie per diventare una persona completa, in linea con il proprio daimon, la propria voce interiore, che, se ascoltata e se portata alla piena realizzazione di sé, potrà chiamarsi eudaimonia, cioé, "felicità", come sostenevano gli antichi greci.
Gli americani oggi direbbero become yourself.
Come fare?
La scuola non ha risposte o ricette pronte, ma indica percorsi, suggerisce le domande che ogni giovane dovrà imparare a porre a se stesso, lascia il tempo di scoprire sogni, progetti, desideri.
La parola desiderio significa "ciò che viene dalle stelle" (de sideribus, per i latini). E dalle stelle viene una flebile luce che dobbiamo imparare a scorgere per catturarla: portare giù la luce dalle stelle vuol dire saper realizzare un sogno.

La scuola indica il cammino della ricerca, della costruzione di ideali, della formazione di esseri umani degni di questo nome.
... E quindi uscimmo a riveder le stelle
(Inferno, XXXIV, 139)





LETTURA

BELLEZZA
La bellezza salverà il mondo, afferma il principe Miskin nell'Idiota di Dostoevskij.
Il mondo ha bisogno di giovani educati al bello, ad una forma di bellezza dell'anima, del gusto, ad una bellezza che nasce dalla civiltà, dalla cultura.
La "potenza" del bello è da riscoprire oggi, è da contrapporre a un mondo circondato dalla "bruttura" etica (delitti, corruzione, guerre) e dalla "bruttezza" estetica (mode della morte, teschi, Emo, corpi tatuati, artefatti, rifatti chirurgicamente).
Invece, la potenza della bellezza fa diventare preziose le cose semplici della vita.
Educare alla bellezza significa volgere lo sguardo verso la vita e darle significato: è il mio sguardo che fa diventare belle le cose, animandole.






Albert Camus nell'Uomo in rivolta scriveva: la bellezza senza dubbio non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza. E Camus intende per bellezza, il sogno, l'ideale, l'ipotesi di un mondo migliore e lo sforzo per realizzarlo.
Nel mondo in cui viviamo, dominato dalla tecnica, non possiamo certo affidarci solo agli strumenti e alle competenze necessarie a farli funzionare: ci sarebbe una società di freddi automi come quella descritta da Ray Bradbury in Fahrenheit 451. Un clic non può cambiare la vita: occorrono una mano che prema il pulsante e un cervello che la diriga, che abbia ideali belli, in base ai quali compiere azioni nell'interesse generale.
Per distruggere Hiroshima e Nagasaki è bastato un dito competente che abbia premuto correttamente il pulsante giusto, ma è mancato un cervello per fermarlo!
Quando Paul Tibbets, pilota dell'Enola Gay, che sganciò la bomba atomica sul Giappone, fu interrogato sul senso del suo gesto, lui rispose solo that was my job.
Una società che dimentica la bellezza e che non educa alla bellezza, resta in balia della tecnica, si fa dominare dalla macchina e dimentica che fare e agire non sono sinonimi. Fare significa solo eseguire un ordine, agire vuol dire essere consapevoli delle conseguenze dei propri comportamenti.
Compito della scuola è formare persone moralmente belle, capaci di orientare le proprie azioni verso ideali costruttivi, di dire "no" a un sistema disfunzionale.
E per raggiungere questo obiettivo occorre restituire valore alla cultura, in una società in cui, invece, malauguratamente, prevalgono i valori di mercato.

CHE COSA DEVE INSEGNARE LA SCUOLA
Non appena ho cominciato ad amarmi ho trovato che le emozioni che mi facevano soffrire come l’angoscia sono solo sintomi di comportamenti che vanno contro la mia propria verità. Oggi, io so che questa è “autenticità”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho capito quanto può offendere forzare i nostri desideri su un’altra persona, anche quando non è il giusto momento e quando la persona non è pronta, e anche quando quella persona sono io.

Oggi lo chiamo “rispetto”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho smesso di desiderare una vita differente, ed ho potuto vedere che tutto quanto mi circondava mi invitava a crescere.
Oggi la chiamo “maturità”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho capito che ad ogni circostanza sono nel posto giusto al momento giusto, e che tutto succede nel momento esatto; in questo modo posso rimanere calmo.
Oggi la chiamo “fiducia in sé stessi”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho smesso di sprecare il mio tempo, ho smesso di progettare grosse imprese. Oggi faccio solo ciò che mi porta gioia e felicità, solo ciò che amo fare e le faccio a modo mio e con i miei tempi.
Oggi la chiamo “semplicità”.

Non appena ho cominciato ad amarmi mi sono liberato di tutto ciò che non è buono per la mia salute: cibo, persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi porta giù e lontano dal mio Sé. Questa attitudine dapprima la chiamavo un sano egoismo…
Oggi la chiamo “amore per sé stessi”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho smesso di provare ad essere sempre corretto, e da allora sbaglio di meno.
Oggi ho scoperto che questa è “modestia”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi per il futuro. Adesso, vivo solo per il presente, qualsiasi cosa succeda.
Oggi vivo giorno per giorno, e la chiamo “realizzazione”.

Non appena ho cominciato ad amarmi ho riconosciuto che la mia mente può disturbarmi fino a farmi stare male. Da quando l’ho connessa al mio cuore, la mia mente è diventata mia alleata.
Oggi la chiamo “saggezza del cuore”.

Non abbiamo più bisogno di aver paura delle discussioni, dei confronti o di ogni altro tipo di problemi con noi stessi o con gli altri. Anche le stelle collidono, e dal loro scontro nascono nuovi mondi.
Oggi io la chiamo “vita”!

(C. Chaplin)


DISCORSO DI ROBERT KENNEDY SUL PIL





EDUCAZIONE ALLA BELLEZZA: EDUCAZIONE SENTIMENTALE
(prima intervista di U. Galimberti)


CULTURA
Sopravvivenza della coscienza critica nell'età della tecnica.

L'eleganza del riccio



Non vediamo mai al di là delle nostre certezze
e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro,
non facciamo che incontrare noi stessi
in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci.

M. Barbery, L'eleganza del riccio



L'eleganza del riccio è la storia di un incontro che trasforma la vita delle due protagoniste. Renée, portinaia di un lussuoso appartamento parigino, sembra sciatta e trascurata, ma in realtà è una donna dalla profonda sensibilità: la portinaia che legge Tolstoj e ascolta Mozart, è l'unica a cogliere il disagio della giovane Paloma, adolescente colta e inquieta che vive con disgusto e con distacco la mediocrità del mondo che la circonda. Paloma ha deciso di uccidersi e di dar fuoco al suo appartamento per cancellare ogni traccia della sua esistenza e questa sua determinazione sembra irrevocabile. sarà proprio l'incontro con Renée e con l'amico giapponese Kakuro Ozu a cambiare le prospettive della giovane Paloma.
L'eleganza del riccio è un romanzo sulla forza dell'amicizia, sulla potenza dell'ascolto, sul bisogno di cercare con pazienza la bellezza della vita, nonostante il dolore e la tristezza.




IL COMMENTO




UN VIAGGIO NEI VALORI: IL RICCIO E LA COLOMBA

L'incontro tra Renée e Paloma dimostra che la vera amicizia guarda oltre le barriere anagrafiche sociali. La portinaia è l'unica a cogliere la sofferenza della sua giovane amica, costretta a vivere a contatto con quella che la stessa Paloma definisce  stupida vacuità borghese, in una società tesa solo al raggiungimento di obiettivi materiali e impegnata nella triste aggressività dei giochi di potere.
Non è un caso che la fanciulla porti il nome di Colomba (in spagnolo "paloma"), con chiaro riferimento al suo animo puro, innocente, dolce, nascosto dietro un carattere difficile, polemico e critico.
A sua volta Paloma è la sola a capire la vera natura di Renée, sintetizzata nell'espressione l'eleganza del riccio:

Madame Michel ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

Renée e Paloma sono accomunate dalla medesima profondità che consente loro di guardare il mondo con ironia e disincanto, ma di conoscere anche la vera essenza della felicità.





LA FILOSOFIA DI PALOMA
La gente crede di inseguire le stelle
e finisce come un pesce rosso in una boccia.
... siamo esseri viventi e non vogliamo soffrire.
Allora cerchiamo con tutte le forze di convincerci
che esistono cose per cui vale la pena vivere
 e che per questo la vita ha un senso.




LA SCOPERTA DI PALOMA
1

Stasera, ripensandoci,
 con il cuore e lo stomaco in subbuglio,
mi dico che forse, in fondo, la vita è così:
molta disperazione,
ma anche qualche attimo di bellezza
dove il tempo non è più lo stesso ...
una sospensione ...
un altrove in questo luogo.






2

Se vuoi guarire devi curare gli altri...

Ho capito che soffrivo
perché non potevo fare del bene a nessuno intorno a me



IL COMPITO DELL'UOMO

... saper riconoscere chi e cosa,
in mezzo all'inferno, non è inferno,
e farlo durare, e dargli spazio.

I. Calvino, Le città invisibili













SCOLPISCI LA TUA STATUA

 Io credo che ci sia una sola cosa da fare:
scoprire il compito per il quale siamo nati
e portarlo a termine il meglio possibile.
M. Barbery, L'eleganza del riccio


Se non vedi ancora la tua propria bellezza,
fai come lo scultore di una statua che deve diventare bella:
toglie questo, raschia quello,
rende liscio un certo posto, ne pulisce un altro,
fino a far apparire il bel volto nella statua.
Allo stesso modo anche tu togli tutto ciò che è superfluo,
raddrizza ciò che è obliquo,
purificando tutto ciò che è tenebroso per renderlo brillante,
e non cessare di scolpire la tua statua.

Plotino, Enneadi, III sec. a.C.

martedì 1 settembre 2015

Che significa essere poeta?


Solo il poeta fonda ciò che resta
F. Holderlin


Veramente bello è soltanto ciò che non può servire a nulla;
tutto ciò che è utile è brutto, perché è l'espressione di un determinato bisogno, 
e i bisogni dell'uomo sono ignobili e disgustosi, come la sua povera e inferma natura.
Il luogo più utile di una casa è il cesso.
T. Gautier




I POETI LAVORANO DI NOTTE

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere iddio.
Ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

A. Merini, Testamento, 1988






I GABBIANI

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

V. Cardarelli, Giorni in piena, 1934



PARERI AUTOREVOLI
1) La poesia secondo Ungaretti





2) La poesia secondo Montale





3) La poesia secondo Saba

Così Umberto Saba scrive al suo giovane amico e scrittore Pierantonio Quarantotti Gambini (1910-1965):
«Ti accludo un piccolo grafico (una specie di scorciatoia) che spiega cosa pretendo da uno scrittore: da un artista in genere.
linea del cuore
linea della testa
linea dello stile
 La maggior parte degli scrittori attuali, anche se superano le prime due linee, raramente arrivano a toccare la terza
»
(Umberto Saba, La spada d’amore. Lettere scelte 1902-1957, a cura di Aldo Marcovecchio, con una presentazione di Giovanni Giudici, Mondadori, Milano 1983

4) La poesia secondo "L'attimo fuggente"






5) La poesia secondo Benigni




6) La poesia secondo Saviano



Ascolta come mi batte forte il tuo cuore
(Ogni caso, Wislawa Szymborska)
Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.



7) La poesia secondo Bukowskj








ANCHE LA MUSICA PARLA DELLA POESIA

... Solo l'inchiostro cavalca il mio stato d'animo, 
...
altro che Freud, un foglio bianco, 
per volare alto lo marchio come le ali di un Albatros. 

Per la città della China mi metto in viaggio, da bravo, 
pellegrinaggio ma non a Santiago, vado a China Town. 
Vado dagli Appennini alle Ande, 
nello zaino i miei pennini e le carte, 
dormo nella tenda come uno scout, 
scrivo appunti in un diario senza web layout. 
China Town. 
Il luogo non è molto distante, 
l'inchiostro scorre al posto del sangue, 
basta una penna e rido come fa un clown, 
a volte la felicità costa meno di un pound. 

...
Il prodigio che da voce a chi non parla 
a chi balbetta. 

...
Lì si coltiva la pazienza degli amanuensi, 
l'inchiostro sa quante frasi 
nascondono i silenzi. 
D'un tratto esplode 
come un crepitio di mortaretti 

...
E'con l'inchiostro 
che ho composto 
ogni mio testo. 

...
la stanza si accende, è quasi mattino, 
c'è sempre una penna sul comodino. 
China Town. 



Caparezza, China Town